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Il Veltro allegorico di Dante

giovedì 2 luglio 2009

Carlo Troya

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Nello stesso anno in cui veniva alla luce Federico di Svevia, un misterioso costruttore di cattedrali affiliato alla corporazione dei Magistri Comacini raffigurava sul Battistero di Parma il profilo di un cane levriere. E’ infatti con l’immagine di un veltro che termina lo zooforo antelamico, cioè la sequela di settantanove figure che circonda l’edificio e che ci presenta, tra i vari “animali fantastici”, anche quei tre in cui si imbatterà l’Alighieri: la lonza, il leone, la lupa. Dante, come è noto, si smarrisce nella “selva oscura” oltre un secolo dopo; ma sia gli animali che ostacolano il suo cammino sia il Veltro preannunciatogli da Virgilio sono già presenti sul Battistero parmigiano.

Del rapporto che intercorre tra l’opera dell’Antelami e la dottrina del Santo Impero ci siamo già occupati altrove (1). Qui vorremmo invece ricordare come negli ambienti ghibellini del territorio compreso tra Parma e Reggio l’antroponimo Veltro sia attestato fin dal 1246: lo portò (e lo trasmise a uno dei suoi figli) il libero signore del Castello e della terra di Vallisnera, condomino nelle Valli dei Cavalieri, quel Veltro da cui discendono i rami dei Vallisneri fino ai giorni nostri (2). D’altronde, la figura di un veltro compare nello stemma della famiglia, che viene descritto così: “D’oro alla fascia di rosso caricata dal veltro corrente d’argento, collarinato d’oro, accompagnata in capo da una stella rossa” (3).

Non è dunque il caso di insistere ulteriormente sul rapporto del Veltro con l’idea dell’Impero e col ghibellinismo. Se mai, ci si può interrogare circa le basi su cui tale rapporto si fonda.

Aroux, che identifica il Veltro con Can Grande della Scala, spiega che il nome Can “si prestava a una duplice allusione, nel senso di cane da caccia, veltro, nemico della lupa romana, e nel senso di Khan dei Tartari” (4). Si trattava insomma di “quel Khan che, nato all’estremo opposto dell’Eurasia, era storicamente riuscito a riunificarla quasi tutta in un unico gigantesco Impero, facendosi contemporaneamente riconoscere quale somma Autorità spirituale dai vertici degli essoterismi taoista, buddista, islamico e financo cristiano nestoriano” (5). Scrive altrove Aroux: “Questi Tartari, sempre secondo Yvon (di Narbona, n.d.r.), consideravano i loro monarchi come degli dèi, principes suorum tribuum deos vocantes (…) Secondo lui, questi stessi Tartari, ai quali all’epoca ci si interessava tanto, “avevano scelto come capo uno dei loro, che fu innalzato su uno scudo ricoperto con un pezzo di panno, su un povero FELTRO fu levato, e chiamato Kan (…) fu chiamato Cane, che in lor linguaggio significa imperadore. (…) Non bisogna dunque stupirsi troppo dei nomi bizzarri di Mastino e Cane, dati a quei Della Scala che dominavano sulla Lombardia e che i ghibellini riconoscevano come loro capi. Quello di Veltro non è che un sinonimo (…)” (6).

Riprendendo l’interpretazione di Aroux, Guénon aggiunge che, “in diverse lingue, la radice can o kan significa ‘potenza’, il che si collega ancora allo stesso ordine di idee” (7); inoltre Guénon fa notare (8) che al titolo turco-tataro di Khan equivale quello latino di Dux, applicato al Veltro dallo stesso Dante:

…un cinquecento diece e cinque,
messo di Dio, anciderà la fuia
con quel gigante che con lei delinque.
(Purg. XXXIII, 43-45).

Trasformato in Cane e quindi in Veltro, il titolo di khan venne dunque trasferito tanto sulla figura archetipica del monarca universale quanto su alcuni personaggi storici di parte ghibellina.

Oltre a Can Grande della Scala, che a questo proposito è forse il più citato, altre personalità sono state identificate con il Veltro dantesco, per via della loro maggiore o minore rispondenza alle caratteristiche essenziali dell’archetipo. Ci limitiamo a menzionarne tre: Enrico VII di Lussemburgo, Ludovico il Bavaro e Uguccione della Faggiola.

Enrico VII, “l’alto Arrigo”, nel Paradiso dantesco viene rappresentato in termini di perfetta coincidenza con l’archetipo imperiale, come è stato magistralmente messo in evidenza da Vasile Lovinescu:

“In mezzo al ‘convento’ della milizia santa, quindi nella terza cinta, si trova il trono dell’alto Arrigo, sovrapposto al Motore Immobile, in stato di identità con esso. Enrico VII, in un tale stato di identità, rappresenta direttamente nell’universo il Motore Immobile e quindi è il centro immanente del mondo; e per via di una traslazione discendente lungo l’Asse polare, è anche il centro di un gruppo di monaci cavalieri. Dunque, può essere soltanto l’esponente del potere regale? Quanto fosse effettivo Enrico VII, non ha importanza. L’importante è che la funzione di Imperatore romano per certi “conventi” del Medio Evo rappresentava ambedue i poteri grazie alla sua continuità con la funzione del Cesare romano, che era al contempo Pontefice Massimo e Imperator” (9).

Dante. 'La Divina Commedia' illustrata da Flaxman Quanto a Ludovico il Bavaro, “che quando fu eletto parve uomo valoroso e franco a Giovanni Villani, dovette maggiormente parerlo a chi stava esule dalla patria aspettando con bramosia e impazienza, novità e avvenimenti che dessero vittoria alla propria parte abbassata” (10). Esule dalla patria, Dante morì sette anni dopo che Ludovico, nel 1314, era diventato re di Germania, suscitando quelle aspettative di restaurazione imperiale che la “parte abbassata” dei ghibellini continuò a nutrire anche in seguito. Infatti, come riferisce il cronista guelfo, “negli anni di Cristo 1326, del mese di Gennaio per cagione della venuta del duca di Calavra in Firenze, i Ghibellini e’ tiranni di Toscana e di Lombardia e di parte d’imperio mandarono loro ambasciadori in Alamagna a sommuovere Lodovico duca di Baviera eletto re dei Romani, acciocché potessono resistere e contrastare alle forze del detto duca e della gente della Chiesa, ch’era in Lombardia” (11).

Il 31 maggio 1327 Ludovico cinse la Corona Ferrea, sicché “incontanente, e in quello medesimo tempo, si commosse quasi tutta Italia a novitade; e’ Romani si levarono a romore e feciono popolo (…) e mandarono loro ambasciadori a Vignone in Proenza a Papa Giovanni, pregandolo che venisse colla corte a Roma, come dee stare per ragione; e se ciò non facesse, riceverebbono a signore il loro re de’ Romani detto Lodovico di Baviera; e simile mandarono loro ambasciadori a sommuovere il detto Lodovico chiamato Bavaro” (12).

L’anno successivo Ludovico il Bavaro venne incoronato imperatore; ma non dal papa, bensì dal popolo romano, perché aveva abbracciato la dottrina di Marsilio da Padova.

Uguccione della Faggiola (1250 circa-1319) fu un celebre capo ghibellino della Toscana, al quale Dante avrebbe inviato l’Inferno nel 1307. Dopo aver ricoperto per cinque volte la carica di podestà, dal 1309 al 1310 fu signore di Arezzo, podestà e capitano di guerra di altre città, vicario di Enrico VII a Genova e finalmente, nel 1313, signore di Pisa; a Pisa e poi anche a Lucca esercitò un potere assoluto. Nel 1313 sconfisse i guelfi a Montecatini, ma nel 1316 una ribellione lo costrinse ad esulare, sicché trascorse gli ultimi anni della sua vita al servizio di Can Grande della Scala.

L’identificazione del Veltro dantesco con Uguccione della Faggiola venne sostenuta da Carlo Troya in un saggio intitolato Del Veltro allegorico di Dante, che fu pubblicato nel 1825 a Firenze “presso Giuseppe Molini, all’insegna di Dante”. Totalmente ignorato dalle storie della letteratura attualmente in uso nei licei, Carlo Troya svolse nondimeno un ruolo di un certo rilievo nella cultura italiana del secolo scorso, per cui riteniamo opportuno tracciare un sommario profilo della sua vita e della sua opera.

Luigi Valli, Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore Nato a Napoli il 7 giugno 1784 da famiglia devotissima ai Borboni, nel ‘98 il giovane Carlo fu portato in Sicilia dal padre, medico di corte che seguì re Ferdinando nella fuga. Rientrato a Napoli nel 1802, cominciò a maturare orientamenti liberali, sicché nel ‘20 diventò redattore della “Minerva napolitana” e nel ‘21 fu nominato intendente in Basilicata. Condannato all’esilio dalla reazione del ‘24, si rifugiò in Toscana, dove visitò luoghi storici, archivi e biblioteche alla ricerca di memorie dantesche. Nacque così lo studio Del Veltro allegorico di Dante, condotto secondo un procedimento metodologico di tipo muratoriano che viene riassunto dallo stesso Troya nei termini seguenti: “Delle tante specie che vi sono di storie la mia vocazione, la tenuità del mio ingegno e la mia prima istituzione mi hanno fatto scegliere e amare la specie di storia che chiamerei empirica, quella cioè di narrare i fatti quali risultano dai documenti che io credo veri” (13).

La pubblicazione del Veltro allegorico di Dante scatenò una serie di indignate reazioni, che valsero all’autore i titoli non ingiustificati di “papista” e di “guelfo”. Infatti la tesi di Troya, come la troviamo riassunta in una lettera al padre del 24 dicembre 1824, è che Dante “inasprito dall’ingiusto esilio divenne così furioso ghibellino come prima era stato ardentissimo guelfo: ma la storia di quel ghibellino serve a far conoscere quali erano le massime, quali i ragionamenti, quali le speranze di quella fazione assai meglio che tutte le croniche di quel secolo”.

In tale interpretazione agivano indubbiamente quelli che oggi chiameremmo “pregiudizi ideologici”, ovvero, se si preferisce, “suggestioni di carattere patriottico, nobilissime quanto si vuole ma fuorvianti, che indebitamente trasferiscono (come in tanta parte della critica dantesca del primo Ottocento) le idealità del tempo nella storia del passato” (14). Tant’è vero che Troya non perdonò a Dante di aver sollecitato l’intervento dello “straniero”: “Per me, - scriveva a G. Pepe il 4 agosto 1827 - dicano di me quel che vogliano; io griderò sempre anatema a chiunque chiamò lo straniero in Italia o il patì: sia frate egli, papa, chierco, barone o qualunque altro. Ma più di qualunque papa e chierco o barone mi sembra colpevole un fiorentino, che sortì una patria e che abusò dell’ingegno in favore dello straniero”.

Il 12 marzo 1826, in un periodo in cui Troya stava viaggiando in varie parti d’Italia in compagnia di Saverio Baldacchini e Giuseppe Poerio, gli venne revocato il bando d’esilio; tuttavia non tornò subito a Napoli, ma preferì proseguire il suo lungo viaggio di studio e proseguire le sue ricerche nelle biblioteche.

Fu così che nel 1832 poté dare alle stampe un’altra opera di esegesi dantesca, arricchita di numerosi documenti, Del Veltro allegorico dei ghibellini, dove il Veltro perdeva quei contorni così individualizzati che aveva ricevuti nel saggio precedente: “Se Dante non seppe o non volle dire qual fosse il suo ‘Veltro’, tal sia di lui: a me basta l’aver mostrato che prima Uguccione della Faggiola e poi Castruccio Castracani furono dopo l’esilio di Dante i ‘Veltri dei ghibellini’, e massimamente di Fazio degli Uberti e degli altri Bianchi usciti di Firenze” (ivi, p. 147).

Dall’età di Dante, gli interessi storici di Troya si spostarono più indietro, a Carlo Magno e all’Europa barbarica. Della monumentale Storia d’Italia nel Medioevo, che sarebbe dovuta arrivare fino al Trecento, ma si interruppe al periodo longobardo, uscì a Napoli nel 1839-43 il primo volume, Apparato alla storia d’Italia, che studia i Popoli barbari avanti la loro venuta in Italia e contiene altresì un Discorso delle condizioni dei Romani vinti dai Longobardi e della vera lezione di alcune parole di Paolo Diacono. Nel 1844, anno in cui Troya rientrò a Napoli e vi fondò la Società storica, andò in stampa il secondo volume, che riguarda Eruli e Goti e reca tre appendici sui Fasti getici o gotici, daco-getici-normanni e visigotici.

Durante l’effimero governo costituzionale iniziato il 16 febbraio 1848, Troya tenne sul giornale liberale “Il Tempo” una rubrica Intorno alla storia e alle questioni politiche della Sicilia; dal 3 aprile al 15 maggio ricoprì la carica di presidente del consiglio dei ministri. La reazione non gli procurò nessun disturbo. “Troya? - motteggiò Ferdinando II - Lasciatelo stare nel Medioevo!” E nel Medioevo lo studioso rimase tranquillo fino alla morte, avvenuta il 28 luglio 1858.

Nel 1851 la sua Storia d’Italia era giunta al terzo volume, intitolato Greci e Longobardi. Il quarto, uscito postumo nel 1852-55, riporta il Codice diplomatico longobardo, arricchito di Note storiche, osservazioni e dissertazioni, ordinate principalmente a chiarire la condizione dei Romani vinti dai Longobardi e la qualità della conquista.

La concezione neoguelfa della Storia d’Italia si manifesta essenzialmente nel giudizio sulla “necessità” del dominio temporale dei papi, ai quali si deve la nuova civiltà “romano-cristiana”. A tale presa di posizione si ricollega anche la caratteristica antitesi tra Goti e Longobardi: i primi, adorni delle più belle virtù, si sarebbero certamente fusi con la popolazione latina, se non si fossero ostinati nell’arianesimo, mentre i “fedissimi” Longobardi rimasero sempre una casta guerriera che perseguì l’asservimento dei Latini e produsse una profonda divisione sociale e nazionale.

Di Carlo Troya ci restano infine, oltre a un copiosissimo carteggio in gran parte inedito, uno scritto Delle collezioni istoriche più necessarie a chi scrive storia d’Italia, pubblicato nel 1832 sul “Progresso delle scienze, lettere ed arti”, nonché due volumi di Annotazioni a margine degli Annali del Muratori (Napoli 1869-71).

E pensare che c'era chi paventava l'ipotesi che il Veltro fosse Veltroni...

La Voce del boicottato Ron Paul

mercoledì 1 luglio 2009

IL SALVATAGGIO INTERNAZIONALE CI PORTA PIU' VICINI AL COLLASSO ECONOMICO

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DI RON PAUL
Globalresearch.ca

La scorsa settimana il Congresso ha approvato il disegno di legge sugli stanziamenti supplementari di guerra. Facendo un affronto a tutti coloro che pensavano di aver votato un candidato pacifista, l’attuale presidente invierà altri 106 miliardi di dollari che non abbiamo per continuare lo spargimento di sangue in Afghanistan e in Iraq, senza fare alcun accenno ad un piano per riportare i nostri soldati a casa.
Molti colleghi che votavano con me quando mi opponevo ad ogni richiesta di stanziamenti supplementari di guerra nel corso della precedente amministrazione, ora sembra che abbiano cambiato registro. Io sostengo che un voto per finanziare la guerra sia un voto a favore della guerra. Il Congresso esercita le sue prerogative costituzionali con la forza delle risorse finanziarie, e finché il Congresso continuerà a permettere questi pericolosi interventi all’estero, non c’è alcuna fine all’orizzonte, fino a quando non ci troveremo di fronte al completo collasso economico.

Viste le loro abitudini di spesa, un collasso dell’economia sembra essere lo scopo del Congresso e di questa amministrazione. Sul mercato interno Washington spende impunemente, salvando e nazionalizzando qualunque cosa gli capiti tra le mani, e gli aiuti stranieri e il finanziamento al FMI previsti in questo disegno di legge si possono definire esattamente come un salvataggio internazionale!

Mentre gli americani arrancano nel corso della peggior flessione economica dai tempi della Grande Depressione, questo disegno di legge sugli stanziamenti supplementari fa pervenire 660 milioni di dollari a Gaza, 555 milioni di dollari ad Israele, 310 milioni di dollari all’Egitto, 300 milioni di dollari alla Giordania e 420 milioni di dollari al Messico. All’incirca 889 milioni di dollari verranno inviati alle Nazioni Unite per le cosiddette missioni di “peacekeeping” e quasi un miliardo di dollari verrà inviato all’estero per fronteggiare la crisi finanziaria globale al di fuori dei nostri confini. Quasi 8 miliardi di dollari saranno spesi per contrastare una “potenziale influenza pandemica” che potrebbe portare a vaccinazioni obbligatorie senza alcuna ragione precisa se non quella di arricchire le aziende farmaceutiche che fabbricano il vaccino.

Forse il dato più scandaloso sono i 108 miliardi di dollari di prestito garantito al Fondo Monetario Internazionale. Queste nuovi prestiti garantiti consentiranno a questa rovinosa organizzazione di continuare a spendere i soldi dei contribuenti per sostenere i leader corrotti e favorire delle dannose politiche economiche all’estero.

L’invio al FMI dei soldi dei contribuenti americani non solo danneggia i cittadini degli Stati Uniti ma è dimostrato che danneggia anche coloro che si ha la presunzione di aiutare. Insieme ai prestiti al FMI arrivano anche le necessarie modifiche della politica del FMI, chiamate Programmi di Variazione Strutturale, equivalenti ad un keynesianismo forzato. Si tratta dello stesso modello economico fantasioso che ha messo in ginocchio il nostro paese, e i prestiti al FMI sono il cavallo di Troia per mettere in ginocchio gli altri. Forse il fatto più preoccupante è che i leader delle nazioni destinatarie tendono ad interessarsi più ai desideri delle élite internazionali che ai desideri e ai bisogni delle loro popolazioni. Argentina e Kenya sono solamente due esempi di paesi che hanno seguito gli ordini del FMI e sono caduti nel baratro. Spesso l’FMI consiglia alle nazioni più povere una svalutazione della loro moneta, un’operazione che ha rovinato ripetutamente questi paesi già dissanguati. Esiste anche un lungo elenco di feroci dittatori che l’FMI ha sostenuto candidamente e che ha sostenuto con prestiti che hanno lasciato le loro popolazioni oppresse con enormi quantità di debito sulle spalle senza poter mostrare alcun miglioramento economico.

Facendo pervenire i nostri soldi al FMI stiamo causando nient’altro che malvagità e oppressione globale. Per non parlare del fatto che non esiste alcuna autorità costituzionale nel farlo. La nostra continua presenza in Iraq e in Afghanistan non ci rende più sicuri in patria ma, di fatto, indebolisce la nostra sicurezza nazionale. Mi sono opposto in modo veemente a questo disegno di legge sugli stanziamenti supplementari e sono rimasto costernato nel vederlo approvare con tale disinvoltura.


Il dottor Ron Paul è un membro del Congresso nelle fila del Partito Repubblicano e nel 2008 è stato uno dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti d'America.


Fonte: www.globalresearch.ca

GRAZIANO CECCHINI - LETTERA AI GIOVANI

sabato 27 giugno 2009

GRAZIANO CECCHINI LETTERA AI GIOVANI Fiuggi, 27 giugno 2009

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Gioventù Italiana da

Dove eravamo rimasti!!!

Io Noi insieme per ripartire da dove fini il XX secolo della nostra storia

da Fuggi si riparte per entrare con forza nel XXI secolo e continuare il cammino ….


Dopo un lungo silenzio e dopo la distruzione dei nostri sogni, ecco che nuovamente giunge...

Un nuovo, l’unico, sogno possibile, quello di essere fieri di un grande passato, quel passato che rese possibile quello che noi oggi consideriamo il nostro trampolino per slanciarci verso nuove conquiste , quel passato - che noi consegniamo alla storia mantenendo saldi i principi fondamentali . sono sicuro e convinto che li riconoscerete: il valore e la modernità di questo sogno che noi trasformeremo in realtà politica , riconoscerete la voce che vi ha chiamato a raccolta nei momenti difficili e che ha vissuto con voi le giornate + difficili delle lacerazioni del nostro mondo- un tempo la mia generazione scrisse sui muri “in un mondo di topi si erge un popolo di Lupi” ecco oggi noi dobbiamo essere dei lupi famelici noi dobbiamo divorare la politica portando i nostri valori abbandonando le liturgie che ci hanno fatto perdere decenni e per colpa di queste siamo stati bloccati nella palude della mistificazione . con nuovo slancio si riparte alla velocità del gigabyte , innovativi e forti come novelli guerrieri del XX1sec.
Ho tardato qualche tempo prima di indirizzarmi a voi -perché, dopo un periodo di isolamento morale, etico e politico era necessario che riprendessi contatto con voi- Giovani

Voi spina dorsale più volte sfruttata e non compresa , oggi noi tutti,… insieme! Possiamo affrontare serenamente e senza pregiudizi la nuova strada- oggi effettuiamo il primo piccolo passo per affrontare il lungo percorso , che con energia innovazione coraggio ci porterà alla vittoria! Voi siete il Futuro! Convincetevi di questo e nulla sarà impossibile, sorridete alla vita e alle logiche di chi scelse la via del servilismo sotto ogni forma – rivendicate con energia

L’appartenenza alla tradizione – rivendicate la voglia di vivere ! ricordate nulla è impossibile.


Radio, Tv giornali non ammettono lunghi discorsi, non spiegano il momento storico parlano solo di Nani , e mignotte cosi come la politica che non sa + cosa si deve fare per risolvere i problemi del nostro paese, Senza ricordare per ora i precedenti, la situazione è ben conosciuta noi saremo la coscienza del paese noi saremo con forza il rivelatore di tutte le emergenze, aldilà del concetto convenzionale di destra e sinistra – noi saremo Né destra né sinistra.

Noi saremo la nuova vita, è la più incredibile delle avventure. Noi siamo l’innovazione politica del XXI secolo noi ci siamo entrati .
II colloquio politico con altre entità è superfluo e devastante Noi! Invece saremo la calamita che attrarrà i migliori e questo ci renderà + forti aldilà delle logiche di convivenza politica elettoralistica e partitocratica .

Perché sono convinto che- oggi è impossibile Trovare un uomo politico col quale fare un ragionamento libero da qualsiasi condizionamento, poiché il compromesso e prassi del sistema. Questo mi fa pensare che Lo scoppio della crisi politica è imminente.
E' già accaduto, in pace e in guerra, che un ministro sia dimissionario, un sottosegretario silurato, una ballerina che diventa ministro - un somaro sindaco . dimenticando : un fatto unico nella storia che un uomo il quale, convinto delle proprie idee possa cadere nella logica partitocratica come le varie entità di cui siamo circondati, per anni abbiamo sopportato il fardello delle ghettizzazioni e siamo riusciti con energia ad essere vivi –,hanno un piatto di lenticchie che chiamano potere – cercano di continuare nella logica della ghettizzazione – vorrebbero relegarci nuovamente nella liturgia più becera della contrapposizione ideologica , ma questa volta non l’ho permetteremo! Loro hanno fatto la scelta – di essere camerieri della politica è per questo si sono comodamente seduti sulla poltrone dell’antifascismo -dell’anticomunismo dell’anti - … noi rivendicando le radici del nostro passato diciamo ancora una volta ,che affidiamo tutto alla storia , noi siamo uomini d’oggi noi siamo quelli del XXI secolo , fedeli alla tradizione e non permetteremo + di essere secondo la ricorrenza un giorno anti … un giorno favorevoli- non permetteremo più il Kaos ideologico chiediamo con energia di rispettare le scelte fatte. NOI non permetteremo che si venga usato il ricordo dei ragazzi caduti negli anni settanta , da chi in maniera vergognosa specula con finalità di bottega- tra fascismo e antifascismo -tra comunismo e anticomunismo...

Siamo oltre e per questo che – diciamo “NOI , NE' DESTRA NEì SINISTRA”

Con assoluta, dico assoluta, lealtà, ci faremo arrestare e ci batteremo energicamente per difendere la nostra esistenza politica .


La parola "fedeltà" ha un significato profondo, inconfondibile, vorrei dire eterno, nell'anima nostra, è la parola che nel collettivo e nell'individuale riassume il mondo spirituale cui apparteniamo.

E per questo noi non permetteremo + di essere "ostaggio" delle logiche di chi non sa cosa sia la fedeltà.


L'impresa rivelatrice sarà nell'organizzazione e dello spirito di iniziativa e della decisione di un nuovo concetto-partito giovane leggero e non ricattabile questo rimarrà memorabile nella storia del nostro paese. Col tempo diverrà leggendaria, e tutto questo dipende da voi giovani.
Qui finisce il capitolo che potrebbe essere chiamato il dramma personale di ogni uno di noi, ma esso è un ben trascurabile episodio di fronte alla spaventosa tragedia in cui i vecchi tromboni ci hanno portato . tutto questo non deve + accadere.

I governi democratici liberali e costituzionali ed aggiungo governi regime hanno gettato l'intera nazione nel baratro- delle precarietà – lavoro economia sanità l’elenco e infinito, e con questo fardello nelle loro rappresentazioni politiche ancora dicono che vogliono fare del bene al popolo. Noi dobbiamo urlare-Basta! .

Non credevo in un primo tempo che- programmi cosi catastrofici nei confronti , del paese, della nazione stessa. Ma dopo pochi giorni le prime misure indicavano che era in atto l'applicazione di un programma tendente a distruggere l'opera compiuta dal regime (scusate governo)precedente e nel fare questo dimenticavano e dimenticano che,cosi facendo-durante tutti questi anni hanno cancellato anni di storia e cultura gloriosa che aveva dato all'Italia un predominanza culturale mondiale ed un posto che nessun paese aveva mai avuto nel mondo.
Oggi, davanti alle rovine, davanti alla pochezza della politica ,che continua noi spettatori sul nostro territorio qualcuno vorrebbe sottilizzare per cercare formule di compromesso e attenuanti per quanto riguarda le responsabilità e quindi continuare nell'equivoco. Noi diciamo Basta!

Si ricercano nuove economie per salvare il lavoro si chiedono soldi allo stato si divide il paese in due velocità – nord sud si continua ad effettuare l’assistenza politica alla grande finanza.

Alle banche e nessuno guarda all’arte – che con pochi soldi e idee intelligenti può diventare la nostra risorsa energetica. Giovani !Giovani ! rendiamo possibile l’impossibile- avanti con forza e coraggio noi siamo il futuro. Noi sempre avanti Graziano Cecchini

www.myspace.com/azionefuturista Graziano Cecchini facebook

L’Osservatore Romano: “Enrico VIII ci supplicava ma voleva intimidire”

venerdì 26 giugno 2009

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È proprio vero che il gossip non ha età. A 500 anni dall’incoronazione di Enrico VII le vicende della dinastia dei Tudor tornano in auge. Attraverso la presentazione ufficiale a Roma del documento con cui il re inglese chiedeva il divorzio da Caterina D’Aragona. Una prefetta riproduzione del tribolato caso matrimoniale che diede inizio al processo che portò allo scisma anglicano.

«Una lettera supplice, rispettosa e… intimidatoria» quella dei seguaci di Enrico VIII, precisa l’Osservatore Romano. Sottoscritta da 83 nobili, abati, vescovi e arcivescovi la lettera era rivolta a Papa Clemente VII per richiedere l’annullamento del matrimonio del re inglese con Caterina d’Aragona.

Era il 12 giugno 1530. Ora con la pubblicazione dell’inedito documento, grazie all’Archivio segreto vaticano e alla società “Scrinium”, una delle vicende più chiacchierate d’Inghilterra torna a rivivere.

CHE SCHIFO!!!

domenica 31 maggio 2009




Il corteo no-global ha sfilato per le strade di Roma con molti immigrati
Attimi di tensione a piazza Vittorio.

Tra gli slogan "Noi la crisi non la paghiamo" e "El pueblo unido jamas serà vencido"
Sotto al Campidoglio cori contro Alemanno. A Botteghe oscure si canta "Bella ciao"

CHE SCHIFO!!!
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Dal Forum Politica in Rete

E' ormai appurato che gli immigrati vengono qui per vivere nel mondo capitalista-mondialista! E' pazzesco che questa gente, che a parole si dichiara 'contro la globalizzazione', riesca (senza vergogna) in questo caso a supportare chi nel sistema capitalista ci vuole vivere!!!!!
Scommetto che se in Europa si riuscisse a superare il sistema capitalista (quindi niente più Nike, Mcdonalds, ecc), qui non verrebbe più nessuno!!!!

L'Internazionalismo è la l'altra faccia della medaglia mondialista!
Già qualche tempo fa il blog Resistenza Nazionale (RESISTENZA NAZIONALE) pubblicava il seguente:

L’internazionalismo del XIX e del XX secolo ha avuto un ruolo assai significativo nella decadenza dei concetto di Patria e Nazione. Per molti anni le forze dietro questi movimenti hanno condotto una dura e violenta campagna contro il nazionalismo e il patriottismo. Il concetto stesso di Nazione ha pagato a caro prezzo l’arroganza dell’Internazionalismo!
Per i marxisti, per personaggi come Lenin, la ‘rivoluzione comunista’ doveva avere un obiettivo internazionale e spazzare via le nazioni. Per Trotskji ‘la rivoluzione russa è parte della rivoluzione internazionale e che la vittoria definitiva del socialismo in Russia è legata a quella della rivoluzione mondiale’!
E’ evidente come l’internazionalismo marxista abbia quindi dato un consistente contributo all’indebolimento dei concetti di patria, stato e nazione. Ha contribuito, pertanto, a rendere fertile il terreno perché vi attecchisse il seme dell’omologazione culturale, quale prodotto della globalizzazione.
Inoltre, molti dei concetti alla base del processo mondialista capitalista che hanno contribuito a preparare il terreno all’affermazione della globalizzazione culturale, sono di fatto strettamente legati alle ‘idee’ comunisto-marxiste: il liberalismo, l’anti-razzismo, il cosmopolitismo, il politically-correct, per citarne alcuni.
Ideologie-satellite che, guarda caso, si prestano perfettamente a supportare gli obiettivi delle oligarchie turbocapitaliste!
L’ennesima prova di come sia di fatto IPOCRITA e fasulla l’opposizione rossa alla globalizzazione, visto che gli obiettivi di tale progetto sono sostanzialmente analoghi a quelli dell'internazionalismo social-comunista!




SVENDITA ITALIA: L'ABC - PANFILO BRITANNIA

lunedì 25 maggio 2009

Tutti gli uomini del Grasso Banchiere

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DI NICOLETTA FORCHERI

Dalla lettura di un articolo del Corriere di
qualche giorno fa, la Goldman
Sachs sarebbe sul punto di prendere il controllo
della rete Wimax italiana; del resto non c’è
nessuna sorpresa, visto il ruolo cruciale che la
Goldman, azionista della Federal Reserve americana,
ha svolto sin dall’inizio nella svendita
dell’Italia, di cui si può ragionevolmente
affermare che sia iniziata con esattezza il 2
giugno 1992 – nonostante alcuni precedenti
inutili tentativi - con l’accordo preso sul panfilo
Britannia, onori di casa fatti dalla Regina d’Inghilterra, al largo di Civitavecchia, tra Draghi, allora
direttore generale del Tesoro, Azeglio Ciampi, in qualità di governatore della Banca d’Italia, e un
centinaio tra rappresentanti della finanza anglosassone americana (Barclays, Warburg, azionista della
Federal Reserve, PricewaterhouseCoopers – ex Coopers & Lybrand – Barings – oltre alla Goldman
ecc.) e degli ambienti industriali e politici italiani. Era presente anche Costamagna, che diventerà
dirigente della Goldman quando sua moglie finanzierà l'ultima campagna elettorale di Prodi.
Lì gli angli dettarono le istruzioni su come privatizzare, per scelta obbligata, le industrie italiane statali.
Con l’aiuto della stampa iniziò una campagna martellante per incutere il timore nel popolo italiano
di “non entrare in Europa”, manco ne fossimo stati tra i Sei paesi fondatori…
E questa è oramai storia, tant’è vero che sull’episodio del “panfilo Britannia” vi furono le interrogazioni
parlamentari di alcuni onorevoli come Raffaele Tiscar (DC), Pillitteri e Bottini (PSI) Antonio
Parlato (MSI), autore di tre interrogazioni rimaste senza risposta e della senatrice Edda Fagni (PCI).
Fu l’inizio dell’era dei governi tecnici, dopo 40 anni di regime DC, con il “tecnico” Ciampi, il tecnico
Amato, il tecnico Prodi. Il governo doveva, a tutti i costi essere “tecnico”, pur di non fare arrivare
al potere neanche un’idea, che fosse tale e che lo fosse per il bene del paese, come sarebbe potuto
esserla quella, ad esempio, di un Aldo Moro…
Era la stagione dell’attentato a Falcone cosicché – guarda caso - la stampa non diede il dovuto risalto
all’incontro, e da poco erano iniziate le indagini di Tangentopoli - nome in codice Manipulite –
cosicché molti esponenti degli ambienti politico-economici si ritrovarono improvvisamente “minacciati”
dall’insidia latente di potersi ritrovare nell’occhio del ciclone. Un modo per “ammorbidire”
un ambiente, prima della grande “purga”? Certo è che Manipulite sembra sia avvenuta proprio in un
momento opportuno per fare “PiazzaPulita” di una classe politica con velleità italiote, e per ottenere
le “ManiLibere” di fare entrare i governi dei “tecnici”, quelli che con i loro amici della Goldman e
della Coopers ci avrebbero inculcato la “medicina” amara della svendita dell’IRI.
Di sicuro un Craxi, per quanto corrotto, non avrebbe mai siglato un patto così scellerato, quello di
svendere tutto il comparto nazionale produttivo del paese (l’IRI ad oggi sarebbe stata la maggiore
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multinazionale al mondo e noi non saremmo un paese in svendita), lui che tenne testa agli americani
nella vicenda dell’Achille Lauro, negando loro l’accesso al nostro territorio per attaccare i sequestratori
della nave, terroristi palestinesi, e portando avanti le trattative con i terroristi nonostante il
veto del presidente Reagan… Certo è che Craxi, dopo l’inizio di Tangentopoli, dovette rassegnare
le dimissioni a febbraio del 1993…Guarda caso…
E, infatti, proprio qualche anno prima Craxi era stato duramente criticato dagli ambienti angloamericani,
quegli stessi che non si privano mai d’interferire nella nostra politica interna, proprio di “ingerenza
dello Stato in economia” - per voce dei loro accoliti Andreotti, Spadolini, Cossiga - perché
aveva decretato la fine del mandato di Enrico Cuccia come presidente di Mediobanca (di cui divenne
però presidente onorario), e perché si era opposto alla vendita dello SME, il complesso alimentare
dell’IRI, negoziato direttamente dal suo presidente Romano Prodi ma smentita da una direttiva
del Governo.
Mediobanca, secondo il sito e movimento internazionale Movisol
(http://www.movisol.org/draghi4.htm ) “fu posta sotto il controllo di fatto della Lazard Frères [altra
azionista della Fed Res] di Londra, una banca che è proprietà di un raggruppamento estremamente
influente dell’establishment britannico, il Pearson Group PLC (…) che controlla anche la rivista
“The Economist” e il quotidiano “Financial Times”. Nel piano di spartizione del bottino della seconda
guerra mondiale "l'Italia, occupata dalle potenze occidentali, sarebbe diventata un'area in cui
avrebbe predominato l'influenza britannica", influenza che nel frattempo è scesa a patti con la grandeur
della Francia….
Ma tornando agli angli, era quindi chiaro che per potere procedere alle privatizzazioni bisognava
togliere di torno una classe politica che mostrava i muscoli davanti a certe velleità statunitensi di
comandare a casa nostra, e soprattutto che non voleva mollare l’osso – o il malloppo - per lasciare
posto a una classe di tecnici, fedeli servitori delle banche e dei circoli finanziari angloamericani, il
cui motto era “privatizzare per saccheggiare”. Quella della condizione di tecnicità per accedere al
potere fu un imperativo talmente tassativo, da riuscire nell’intento di dividere il PCI, con una fetta
che divenne sempre più “tecnica”, sempre più British, sempre più amica delle banche, sempre più
…PD…
Il premio di tutta questa svendita, prevista per filo e per segno in tanto di Libri sulle privatizzazioni
dai governi tecnici, o di sinistra che dir si voglia (a firma di Amato o di Visco) fu la nostra “entrata
in Europa”, demagogicamente parlando, o la cessione della nostra già minata sovranità monetaria
dalla Banca d’Italia alla Banca centrale europea SA per una moneta, l’euro che, con il tasso iniziale
di cambio imposto euro-Lira troppo elevato fu penalizzante per le nostre esportazioni. Senza più la
possibilità di emettere moneta quando il governo lo reputi giusto, con la possibilità di vendere i titoli
del debito pubblico in mani istituzionali estere e private (fino al 2006 il nostro debito doveva rimanere
in mani pubbliche e nazionali), senza neanche un governo economico a livello europeo che
possa controllare quella banda di imbroglioni, è come se ci avessero improvvisamente messo sulla
piazza pubblica per venderci al mercato degli schiavi…
E non c’è l’ombra di un dubbio che nel nostro indebitamento crescente vi sia la mano invisibile di
qualche regia occulta, occulta ad esempio come i British Invisibles, che organizzarono appunto la
riunione sul panfilo, occulta come alcuni azionisti che si nascondono nelle partecipazioni incrociate
e a catena e di cui mai si riescono a scoprire i nomi. O come i mandanti di Soros che speculò sulla
Lira per svalutarla, facendoci uscire dallo SME (Sistema monetario europeo) proprio per ostentare
lo spauracchio del rischio di “non entrare in Europa”.
L’anno 1992 fu davvero un anno cruciale per il destino del nostro paese, tant’è vero che quando
Amato divenne presidente del Consiglio qualche giorno dopo l’incontro sul panfilo, con il decreto
333 dell’11 luglio trasformò in SpA le aziende di Stato IRI, ENI, INA ed ENEL e mise in liquidazione
l’Egam. In quell’anno, quando Amato dovette far fronte alla speculazione contro la Lira di
Soros, utilizzò 48 milioni di dollari delle riserve della Banca d’Italia, dopo avere operato un prelievo
forzoso dell’8 per mille dai conti correnti degli italiani. Sempre in quell’anno mise in liquidazione
l’Efim, le cui controllate passarono all’IRI e trasformò le FS in SpA. Sempre nel 1992 Draghi,
Direttore del Tesoro preparò la Legge Draghi che entrerà in vigore nel 1998 con il governo Prodi e
si predispose una legge per permettere la trattativa privata nella cessione dei beni pubblici qualora
fosse in gioco “l’interesse nazionale”….
Prodi, che dal 1990 al 1993 fu consulente della Unilever e della Goldman Sachs, quando nel maggio
del 1993 ritornò a capo dell’IRI riuscì a svendere la Cirio Bertolli alla Unilever al quarto del suo
prezzo e a collocare le azioni che le tre banche pubbliche, BNL (diventanta della BNP Paribas),
Credito italiano e Comit detenevano in Banca d’Italia, privatizzando il 95% della stessa. Indovinate
chi scelse come "Advisor"?
Uomini della Goldman, nel senso che vi hanno lavorato sono, oltre a Costamagna e Prodi, Monti
(catapultato alla carica di Commissario), Letta, Tononi e naturalmente Draghi. Sicuramente ce ne
sono altri; molti nostri uomini politici se non lavorano per la Goldman, lavorano per l'FMI, come
Padoa Schioppa, presidente della BEI, Banca europea per gli Investimenti.
Queste sono informazioni che dovrebbero essere spiegate in lungo e in largo dalla stampa, e sicuramente
superate dagli avvenimenti - tranne articoletto del Corriere sopra - e invece sono state, e lo
sono tutt'ora, accuratamente occultate al grande pubblico, anche se per quelli che gli altri si divertono
a chiamare complottisti, per denigrarne le parole, è storia arcinota.
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Massoneria Italiana

venerdì 24 aprile 2009

S'ignora il Signoraggio: Ecco la maggiore causa della Crisi Economica...

sabato 18 aprile 2009

Prima, quando lo Stato emetteva denaro, il Signoraggio serviva per le infrastrutture es. case popolari, strade, scuole ecc.
Oggi il Signoraggio lo pappano i privati azionisti delle banche lo Stato si impoverisce.

STATE ATTENTI!!! Le banche e i banchieri sono i veri criminali!!!




I politici sono tutti impastati con le banche, Letta braccio destro di Berlusconi è ora anche lui dipendente della Goldman-Sachs, una delle più potenti banche del mondo e tra le maggiori responsabili della Crisi Economica.


La proprietà della moneta deve tornare al popolo sovrano, che per ora DORME!!!