FEBBRE SUINA DEL 1976 E VACCINAZIONI FORZATE. LA STORIA SI RIPETE

giovedì 23 luglio 2009

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DI FRANCESCO COLAFEMMINA

La febbre suina del 1976 è un episodio racchiuso negli archivi della storia delle presunte pandemie. Questo ceppo influenzale appariva stranamente molto simile alla pericolosa spagnola del 1918: una coincidenza che finì per creare il panico soprattutto negli Stati Uniti. La domanda da porsi è infatti: dove e come si diffuse questo terribile virus? La risposta è semplicissima: come già fu per la Spagnola (i cui primi casi furono riscontrati a Fort Riley in Kansas), anche la febbre suina del '76 nacque all'interno di una base dell'esercito americano nel New Jersey, Fort Dix. Una recluta morì appena dopo aver avvertito i sintomi dell'influenza nel gennaio 1976, ed altre quattro furono colpite da questa intensa forma di influenza. La concomitanza di un'altra influenza stagionale che durò sino al marzo del '76, indusse il Presidente Ford ad ordinare la vaccinazione di massa negli Stati Uniti. Il programma di immunizzazione cominciò il 1 ottobre 1976 e fino all'11 ottobre era stato vaccinato circa un terzo della popolazione (il 24%). Fu allora che tre anziani morirono a causa degli effetti collaterali del vaccino.



La notizia si diffuse ma nonostante tutto solo il 16 dicembre la vaccinazione fu bloccata: il 33% della popolazione era stata vaccinata. Più di 500 furono i casi di sindromi di paralisi neuromuscolari, più di 25 i morti, quasi 4000 le richieste di danni avanzate alla Pubblica Amministrazione da privati cittadini che avevano subito il vaccino. E l'influenza scomparve nello stesso nulla dal quale era sopraggiunta L'11 aprile 1979 la CBS nella sua famosissima trasmissione "60 Minutes" affrontò la questione della vaccinazione di massa e le sue conseguenze sulla salute pubblica. In effetti quell'episodio del 1976 si rivelò frutto di un allarmismo estremo, se non proprio di una strategia ben meditata (qui trovate la trascrizione completa della trasmissione).Poniamoci una domanda a caso: chi era il Capo di Gabinetto del Presidente Ford? E chi il Vice Capo di Gabinetto? Non avete indovinato? Rispondo subito: erano un tal Donald Rumsfeld ed un altro tal Dick Cheney. Ma che casualità!
Donald Rumsfeld è stato Presidente della "Gilead Sciences", la società che ha brevettato il Tamiflu, dal 1997 al 2001. E nell'attuale Consiglio di Amministrazione siedono un ex segretario di Stato (George Shultz), il cofondatore della Intel (Gordon Moore) e la 5a presidentessa del Council for Foreign Relations (Carla Anderson Hills). Bel trio, no? Rumsfeld è ancora azionista della Gilead che dopo aver ceduto il brevetto alla Roche, trattiene il 10% di royalties sulle vendite.

Nel 2006 fu varato dall'amministrazione Bush il Piano Strategico di Prevenzione dell'Influenza Pandemica. Il piano prevedeva l'acquisto dell'80% di scorte di Tamiflu e del 20% di scorte di Relenza (un competitor del Tamiflu). A questo punto fermiamoci un attimo. Gilead Sciences? Non trovate che questo nome sia poco convincente? Gilead? Che significa in ebraico Gilead? Significa "testimonianza", è la collina divisa storicamente fra Giordania e terra di Sion. E' citata più volte nella Bibbia come il luogo in cui si rifugiavano molti patriarchi. Galaad (sua traslitterazione alternativa) è il luogo in cui fuggono Giacobbe, Davide e l'intero Israele. Luogo di salvezza e di testimonianza. Forse - azzardiamo - il luogo in cui si rifugeranno coloro che conservano la salvezza, l'antidoto alla pandemia? Chissà, le coincidenze sono comunque inquietanti.

Veniamo però alla "nuova influenza". Anch'essa nasce in maniera alquanto strana. Se in un altro articolo ho dimostrato chiaramente che il contagio è nato negli Stati Uniti (non in Messico) e precisamente nella zona di San Diego, non stupirà sapere che a San Diego c'è il U.S. Naval Health Research Center (NHRC) che collabora assieme al Trudeau Institute alla ricerca di un vaccino contro una probabile pandemia da aviaria. E non stupirà neppure sapere che il 19 Ottobre 2008 i capi di Stato Maggiore di USA, Francia, Inghilterra, Germania ed Italia si sono riuniti a Lake Placid (New York), località in cui ha sede il suddetto Trudeau Institute. Per discutere su cosa? Secondo un comunicato frettolosamente rilasciato si doveva discutere di Afghanistan... peccato però che nè Francia, nè Germania abbiano truppe in Afghanistan. E poi perchè riunirsi nella località in cui si studia un vaccino per difendere i militari in caso di pandemia?
Basta leggere il sito dell'Istituto per documentarsi sulla questione.

A questo punto non possiamo pronosticare il futuro. Di certo però la questione è estremamente poco chiara ed il sospetto è che questo virus fabbricato in laboratorio venga diffuso quale sedativo della crisi economica, un sedativo che potrebbe essere utile a decimare un po' di popolazione umana ed a riassestare il sistema internazionale ormai scricchiolante. Forse viene considerata una soluzione meno distruttiva di una guerra. O si tratta semplicemente di un mezzo per arricchire talune elites (leggi case farmaceutiche), impaurire le masse ed accrescere il controllo su di esse. Di sicuro, comunque, almeno il 90% dei giornalisti (italiani e non) dovrebbe cambiare mestiere, dopo l'evidente assenza di informazione su uno scandalo dalle proporzioni colossali.

Francesco Colafemmina
22.09.2009

Cosa farei se avessi il cancro

martedì 7 luglio 2009

COSA FAREI SE AVESSI IL CANCRO del Dr. Julian Whitaker, M.D.
Metodi alternativi alla tradizionale cura del cancro.

Cancro! Forse nessun altra diagnosi è più temuta. Tuttavia molte persone temono le opzioni di trattamento tanto quanto la malattia stessa – e a ragione! La terapia convenzionale contro il cancro è tossica e disumanante – e tutto sommato- non funziona. Il suo affidamento a metodi aggressivi, invasivi e tossici quali la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia è basata sull’errato paradigma che il corpo deve essere purgato dal cancro in qualsiasi modo possibile. Ciò poteva sembrare ragionevole nel 1890 quando il Dr. William Halstead eseguì la prima mastectomia radicale, ma si è dimostrato così sbagliato nel corso dell’ultimo secolo che continuare a credere in questi metodi rappresenta più un atto doloso che un onesto errore.
In questo articolo, non andrò a dire cosa dovreste fare se aveste il cancro; solo voi potete prendere quella decisione. Comunque vi dirò cosa io farei se avessi il cancro. Ugualmente importante, vi dirò cosa non farei. Per incominciare non accetterei la diagnosi di cancro come una sentenza di morte; non ingoierei qualsiasi cosa i miei medici mi darebbero. Farei delle ricerche di trattamenti alternativi e diventerei l’unico esperto del mio stato di salute. In breve, combatterei per la mia vita con tutti i mezzi a mia disposizione.
Le strategie che adotterei per combattere il cancro sono simili alle strategie che userei per combattere qualsiasi condizione fisica seria come i problemi cardiaci o il diabete: modifiche alla dieta, supplementi nutrizionali mirati ed altre terapie naturali. La bellezza di queste terapie è che possono essere usate insieme a qualsiasi altro trattamento – convenzionale o alternativo - al quale scegliate di essere sottoposto. Insieme daranno al vostro corpo una possibilità in più per guarire se stesso combattendo. Per cominciare diamo un’occhiata alla mia dieta anticancro. continua
http://www.edgarcayce.it/media/Cosa%20farei.htm

ARTURO LABRIOLA: SOCIALISMO D’AVANGUARDIA.

sabato 4 luglio 2009

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Tra gli autori illustri del pensiero socialista italiano, il nome di Arturo Labriola è indubbiamente fra i meno citati. Eppure il pensatore politico napoletano ha traghettato forse per primo all’interno di quello che possiamo considerare il nostro patrimonio culturale, il grande contributo culturale del Socialismo ottocentesco francese di Proudhon e Sorel. Nato nel 1873 a Napoli, Labriola fu uno dei più attivi teorici e agitatori del Socialismo italiano di fine Ottocento.

Accanito e famelico lettore delle opere di Marx ed Engels, fu costretto all’esilio per sfuggire all’arresto, stabilito in seguito ai moti del 1898. Espatriato prima in Svizzera e poi in Francia, cominciò ad avvicinarsi all’opera di Georges Sorèl, proprio nel periodo a cavallo tra i due secoli. Dopo dissidi interni con la direzione Turati, nel 1902 fondò a Milano la rivista Avanguardia Socialista, dalle cui pagine non mancò di manifestare il suo favore all’interventismo e in generale l’affermazione nazionale in senso strategico e geo-politico. L’idea di base del nostro pensatore nel frattempo aveva rivisto criticamente l’impostazione dialettico-materialistica del Marxismo, che nella propria concezione dogmatico-scientifica avrebbe, entro breve, in qualche maniera dominato quasi tutta la cultura comunista italiana ed europea della prima parte del Novecento.

Sostanzialmente vicino alle critiche espresse a Karl Marx, da Proudhon in Filosofia della Miseria e da Sorel in Riflessioni sulla violenza e in Le illusioni del progresso, Labriola ritrova in quel "mito sociale" dell’autogestione operaia priva di mediazioni partitiche e della sua progressiva emancipazione rivoluzionaria in senso tecnico e morale, la costruzione di una rinnovata e grandissima entità sociale definita dall’idea di una Nazione del Lavoro, costruita sulle fondamenta di una nuova concezione nei rapporti produttivi, che preveda la cogestione e la cooperazione tecnica e creativa nel processo industriale. Superando il positivismo tanto nella propria forma plutocratica capitalistica (padrone – operaio – padrone) quanto nella propria forma collettivista marxista (padrone – dittatura proletaria – messianismo collettivista), Labriola intendeva distruggere il Capitalismo e lo sfruttamento del Lavoro ed evitare di scivolare nella riduzione dell’entità sociale ad astratta massa globalizzata e rieducata dalla burocratica e oppressiva costrizione di uno Stato-partito.

Questa idea lo portò a rientrare in Italia nel 1935, dopo la sua fuga all’avvento del Regime fascista nel 1922, sostenendo la causa del Duce e affiancandosi a Nicola Bombacci come collaboratore del mensile La Verità, da lui fondato, edito e diretto. Proprio dalle colonne del periodico divenuto un simbolo per tutta l’ala rivoluzionaria e socialista del Fascismo, Labriola intendeva ribadire quelle che erano le sue tesi di emancipazione di tutte le classi sociali dalla logica del meramente economico-materiale, per realizzare quello Stato Nazionale del Lavoro, quell’Italia proletaria che nella Repubblica Sociale avrebbe trovato, pur per pochissimo tempo e in tragiche coincidenze storiche, la propria massima concretizzazione.

La socializzazione dell’economia rappresentò non solo quella che Bombacci stesso definì la riscossa operaia e contadina più autentica, completando ciò che il bolscevismo aveva solo iniziato ma mai concluso, ma anche l’affermazione di un nuovo modo di concepire l’economia, secondo una visione che mettesse al centro dell’attività l’uomo ed i suoi bisogni, la comunità nazionale e le sue necessità. Proprio negli anni Trenta, il socialista napoletano, evidenzierà come al centro dell’iter dello sfruttamento si trovino gli accumuli finanziari del grande capitale, le concentrazioni geopolitiche, l’abbassamento delle tutele e la disgregazione etnica delle comunità nazionali e tradizionali.

A distanza di settanta anni possiamo dire che ci aveva proprio azzeccato.

Associazione Culturale Tyr Perugia, www.controventopg.splinder.com

L'inferno sudafricano, il martirio delle donne bianche

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http://www.facebook.com/group.php?gid=57660596363

In 2006 there were 55,000 reported rapes in South Africa. Official estimates are that there are an additional 450,000 rape cases that go unreported.

This means that on average approximately 1,300 women can be expected to be raped every day in that country.

A study by Interpol, the international police agency, has revealed that South Africa leads the world in rapes. According to their figures, a woman is raped in South Africa every 17 seconds, 75% of whom will be gang raped and 95% of whom will contract the aids virus as a result. This does not include the number of child rape victims.

Interpol said it estimated that one in every two women in South Africa would be raped and that Black male on White female rapes in particular, constituted a vastly disproportionate figure when compared to the actual number of White females in the country to Black males.

In addition to the crime of rape such victims are often subjected to appalling levels of violence, intimidation and profound humiliation.

Incidences recorded by the South African bureau of national crime statistics include cases where victims are often tortured and humiliated both before, during and after rape in ordeals which involve boiling water being forced down women's throats, parts of the female body such as breasts, genitalia, skin, scalp, nose, ears, teeth and eyes being deliberately hacked out and women being literally roasted alive in petrol.

In one incident an ambulance was falsely called out to a part of Johannesburg where not even the police go unarmed. The ambulance was then ambushed by a criminal gang, the ambulance driver and paramedics (one of whom was White female) abducted and tortured and then forced to have sexual intercourse with each other at gun point for the amusement of their captors before being shot execution style.

According to the South African bureau of national crime statistics 48% of all rape incidences initiated by domestic breaking and entering, resulted in the victims leg or/and ankle tendons being slashed in order to prevent escape, leading to long term paralysis on the part of the victim.

Despite these shocking ("official") statistics South Africa's new ANC President, the Black racist nutter Jacob Zuma, who is himself guilty of rape, sexual assault, fraud, perjury and embezzlement and who confidently claims that one shower can cure you of aids, has plans to disarm EVERY WHITE PERSON IN THE COUNTRY BY FORCE, making them practically defenceless.

This has got to stop! The White population must seize control of the countries arms and rise up against the state, declaring their independence!

Il “Maelstrom” di Obama

venerdì 3 luglio 2009

Obama getta la maschera dell’Arlecchino buono e mette l’elmetto da Comandante…

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Obama: gli Stati Uniti fermeranno lo sviluppo di armi nucleari iraniane

Il presidente Usa: «Un Iran dotato dell’atomica darebbe il via una corsa agli armamenti in Medio Oriente»

WASHINGTON (USA) – Gli Stati Uniti sono determinati a fermare lo sviluppo di armi nucleari iraniane. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in un’intervista all’Associated Press. «Un Iran dotato di armi nucleari innescherebbe una corsa agli armamenti atomici in Medio Oriente, cosa che si potrebbe tradurre in un potenziale disastro» ha spiegato Obama.

RAPPORTI CON LA RUSSIA – Obama si è poi soffermato sui rapporti tra Stati Uniti e Russia e in particolare sulla figura dell’attuale primo ministro russo e vero e proprio leader ombra, vale a dire Vladimir Putin. «Putin conserva ancora molto potere. E’ un uomo che mantiene un piede nel vecchio modo di fare affari e uno nel nuovo» ha detto Obama che sarà in visita a Mosca prima del G8.

BIDEN – Negli stessi minuti in cui parlava Obama il vicepresidente Joe Biden giungeva a Bagdad per una visita a sorpresa nella capitale iraniana. Biden si è detto «Ottimista» sul futuro dell’Iraq ma ha poi spiegato che «Molto lavoro resta ancora da fare».

02 luglio 2009(ultima modifica: 03 luglio 2009)

Afghanistan, 4mila marines all’attacco

Il comando Usa: «La più grande operazione aerotrasportata dai tempi del Vietnam»

KABUL – Le forze Usa hanno lanciato l’offensiva «Colpo di spada» nel sud dell’Afghanistan, in quella che è stata definita la più grande operazione aerotrasportata dei Marines dai tempi della guerra nel Vietnam. Nella notte quasi 4.000 fra marines e altri militari americani e 650 soldati e poliziotti afghani sono penetrati a sud della valle del fiume Helmand, una roccaforte dei talebani. L’attacco, appoggiato dagli elicotteri e da una cinquantina di aerei, è la prima grande operazione dei marines dall’arrivo di 21mila rinforzi voluti da Barack Obama in vista delle elezioni presidenziali del 20 agosto.

FEUDO DEI TALEBANI – La valle dell’Helmand, ricca di coltivazioni di grano e soprattutto di oppio (da lì arriva metà della produzione afghana) , è un feudo dei talebani che hanno resistito per anni agli attacchi delle forze Nato guidate dalla Gran Bretagna. Nella regione sono arrivati negli ultimi due mesi 8.500 marines. L’operazione «Khanjar» (questa la parola afghana per colpo di spada) si propone di strappare rapidamente posizioni ai talebani che poi saranno consolidate e difese. «Dove andremo, resteremo», ha assicurato il generale Larry Nicholson, che guida la brigata Afghanistan dei marines. Insomma, non si dovrebbero ripetere gli errori di fine 2006, quando l’offensiva britannica nel distretto di Musa Qala si concluse in una vittoria dei talebani che nel febbraio 2007 recuperarono il controllo della città e vi insediarono un loro governo. Con l’avanzata da terra e dall’aria verso i villaggi in cui sono asserragliati i guerriglieri, per i Marines si profila la più grande battaglia dai tempi di Falluja, la roccaforte dei ribelli iracheni assediata e conquistata nel novembre 2004.

IL RAPIMENTO- Intanto i talebani hanno rivendicato il sequestro di un soldato americano scomparso da martedì e tre militari afgani. «Stiamo facendo tutto il possibile per riportarlo a casa. È stato rapito da forze estremiste», ha detto il portavoce delle forze armate americane Elizabeth Mathias. Nessun dettaglio, però, sul rapimento «per garantire l’incolumità del soldato». Il capitano ha negato che ci sia un collegamento tra il sequestro e l’operazione americana nel paese.

http://msdfli.wordpress.com/2009/07/03/il-maelstrom-di-obama/

La Verità su Scientology

Sulla Morte di Haider